In Italia le donne faticano ad avere accesso alla pillola contraccettiva

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Cristiana Bedei per https://news.vice.com/it (18 luglio 2017)

La contraccezione è una di quelle cose per le quali nessuna donna dovrebbe sentirsi costretta a scendere a compromessi. Eppure in Italia sempre più ragazze—giovani disoccupate, magari studentesse a tempo pieno—faticano ad avere accesso alla protezione che vorrebbero. L’ultima analisi ISTAT pubblicata nel 2015, a conclusione di uno studio sulla condizione delle donne in Italia tra il 2004 e il 2014, riporta che ormai la maggioranza della popolazione adulta (circa il 60 percento) utilizza metodi per pianificare o evitare una gravidanza. Tra i contraccettivi inclusi nell’analisi, però, viene considerato anche il cosiddetto coito interrotto, che si piazza addirittura al terzo posto per popolarità dopo l’uso del preservativo e quello della pillola. La cosa ci viene confermata anche dalla ginecologa Elisabetta Canitano, presidente della onlus Vita Di Donna, dedicata alla salute e alla sessualità femminile. “Il coito interrotto senza l’uso del preservativo è ciò che sostiene le nostre 80mila interruzioni di gravidanza nazionali, ma è gravato da un rischio altissimo. Per le coppie giovani, che sono più fertili, ha un impatto devastante.” Un impatto al quale si contrappone però una convenienza non trascurabile, al netto dell’ovvio e fortemente certificato fattore di rischio: è gratis e non necessita di prescrizione. Le alternative più sicure sarebbero tante—dal preservativo, agli anticoncezionali ormonali in tutte le loro forme (pillola, bastoncino, anello, cerotto), fino alla spirale e persino al diaframma. Ma tutte a pagamento, e non sempre facili da reperire.

Quanto costa la contraccezione

“Con le coppie giovani abbiamo il problema del costo dei preservativi, intanto,” spiega Canitano. “Quando abbassi troppo il prezzo, rischi di trovare un prodotto di cattiva qualità: non possiamo mica pretendere che vadano su internet e comprino cinque scatole di preservativi per risparmiare… è una follia.” Il diaframma, invece—un metodo di barriera molto popolare negli anni Settanta che si aggira sui 40 euro e dura tre anni—è ormai difficilissimo da acquistare, anche online. E ancora più difficile è trovare qualcuno che spieghi a una donna come inserirlo e utilizzarlo correttamente. Per la spirale, nel privato i costi possono arrivare anche sui 400 euro, racconta Canitano. “Io lavoro in una ASL [del Lazio] che si è sempre distinta per le cure efficaci alle donne, e mettiamo la spirale gratuitamente.” “Ma non tutti i consultori lo fanno,” continua, “nonostante ci sia un decreto secondo il quale dovrebbero somministrare tutti i tipi di contraccettivi.” Anche per quanto riguarda la pillola la situazione non è certo incoraggiante, e a pagarne le spese—letteralmente—sono sempre le donne.

Le italiane e la pillola

L’Italia si trova agli ultimi posti in Europa per utilizzo. Nonostante ciò, lo scorso anno anche le ultime due pillole rimborsabili dal Sistema Sanitario Nazionale sono state riclassificate in Fascia C, diventando totalmente a carico delle cittadine—comprese quelle per cui la pillola è necessaria come terapia medica. Esistono farmaci per l’impotenza, invece, mutuabili per alcune patologie. “La prima che mi avevano prescritto aveva un costo abbastanza accettabile, intorno agli 8-10 euro,” racconta Francesca, studentessa di 25 anni che utilizza la pillola sia per disfunzioni del ciclo che come anticoncezionale. “Dopo due-tre anni di utilizzo mi aveva dato alcuni problemi, così la mia ginecologa decise di cambiarla con una che costava 17 euro. Lì ho iniziato ad avere un po’ di problemi: 17 euro tutti i mesi non sono una spesa che io posso trascurare, dal momento che vado all’università e i miei genitori pagano per tutto.” Francesca decide quindi di tornare dalla propria ginecologa—privatamente—e farsi prescrivere una pillola più conveniente. “Fino a pochi mesi fa era mutuabile e la pagavo 1,50 euro. Ora è stata declassata, come tutte le pillole anticoncezionali, a farmaco non considerato essenziale e la pago il prezzo intero, che è comunque basso: 4,10 euro.” Ma possiamo davvero lasciare che siano i costi a dettare scelte personali come quelle relative alla salute e al benessere? “Se una vuole prendere la pillola contraccettiva in maniera consapevole, controllata, seguita da un medico competente, in parte diventa un privilegio,” ammette la studentessa. “E lo è anche nel momento in cui scegliere la pillola che va meglio per me dipende da quanto costa.”

I servizi pubblici non sono abbastanza

La dottoressa Canitano fa notare che il problema non sta soltanto nel prezzo del farmaco in sé, ma nei costi che le donne sostengono per ovviare a un sistema pubblico che non le tutela. Chi non può permettersi uno specialista a pagamento può rivolgersi a un consultorio familiare, sperando di trovarvi un servizio un ginecologo. Ma deve sperare sia presente sul territorio. “Questo paese funziona a macchia di leopardo,” commenta Canitano. “Se vivi in un posto suburbano dove i servizi della città arrivano male, alla fine non avrai nulla. Esistono sacche di cittadini che non hanno contatto con il servizio pubblico, quindi si auto-organizzano con i medici privati, facendo sacrifici.” E dopo la visita, e le eventuali analisi del sangue necessarie a escludere alcune controindicazioni, il farmaco va comunque comprato. “Tutti guardano le donne in età riproduttiva e pensano: ‘Vabe se ci tieni i soldi li troverai. Si trovano per tante sciocchezze!’. E questo diventa umiliante, perché la gente i soldi non ce li ha davvero,” commenta Canitano. Molte giovani faticano. “Avendo l’ovaio policistico, devo prendere la pillola,” spiega Simona Gugliotta, 27 anni, studentessa all’Università di Pisa. “Il problema è che la pillola che prendo costa 17 euro. È una specie di assurda truffa, perché io sono anche prima fascia di ISEE e non mi viene garantito niente. Nemmeno uno sconto.”

Il prezzo della ‘cultura del biasimo’

Gugliotta fa parte del collettivo che gestisce il progetto “Obiezione Respinta“, che si occupa proprio del diritto alla salute delle donne e sostiene che il problema relativo ai costi della contraccezione sia molto sentito tra le sue coetanee. “Io 17 euro li posso spendere, magari, ma molte rinunciano. Altre invece fanno sacrifici perché sono costrette a prenderla [per motivi di salute].” Come ribadisce Gugliotta, “se non riesci ad avere un lavoro, 17 euro sono effettivamente un costo. E non solo: le cure per le donne sono sempre più difficili da ottenere. Il prezzo della pillola ne è l’ennesima prova: vuol dire che non si dà importanza a un problema che dovrebbe essere prioritario.” La riclassificazione della pillola anticoncezionale tra i farmaci non ritenuti essenziali, continua Gugliotta, è un ennesimo attacco ai diritti delle donne. “La contraccezione sta diventando un lusso. Secondo me anche questa è una violenza simbolica.” La dottoressa Canitano concorda sul fatto che la contraccezione in Italia è sostanzialmente diventata un lusso economico e culturale. “Dai gloriosi anni Settanta, in cui si diceva ‘L’utero è mio e lo gestisco io!’, ora si è passati a questo atteggiamento moralista. ‘Esistono tanti mezzi per proteggersi’… Ma di concreto, in realtà, non c’è niente.” La contraccezione è una nota indispensabile per una donna, per evitare una gravidanza indesiderata ed essere padrona della propria vita. Ma secondo la ginecologa viviamo in una società del biasimo e del rimprovero, che non fa che aggravare i problemi che vorrebbe risolvere, senza intraprendere azioni di sostegno e di cultura. “Io ho ben presente la madre di una mia paziente piccola, che quando questa ha detto di volere la pillola ha risposto: ‘Beh, ma contenetevi un po’, ragazzi miei!’. Dopo tre mesi hanno fatto un aborto. Quando monta la cultura del biasimo non si va da nessuna parte.”

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