I personaggi pubblici che raccontano la propria sessualità

Gerry Scotti
Gerry Scotti

Bruno Giurato per https://www.linkiesta.it/it/ (20 agosto 2018)

Ci mancava solo Gerry Scotti. A chi scrive il bel conduttorone di “Caduta libera” (tra tanto altro) fa venire in mente Gus Goose, cioè Ciccio di Disney: quello tutto panini e placidità nella vecchia azienda agricola. Nel caso di zio Gerry si immagina solo il preserale con la tavola apparecchiata, il vinello da portare in tavola, il risotto -eccerto- al pesto di maiale. Pensare alla sua sessualità fa pensare alla sessualità di Ciccio.

Ma come niente in una del resto piacevole intervista al Corriere della Sera ti ritrovi sessualizzato anche Ciccio. Zio Gerry. Uno che immagini al posto della pipinna abbia un cerotto a croce dichiara: “la mia sessualità ha resistito a tutto”. Prima considerazione: a tutto che? Quali picchi di pericolo e avventura si nascondono dietro ai metri di ottimo tessuto di giacca e doppiomento di Zio Gerry? Seconda considerazione: mentre mangio il riso, quando se la ride per la caduta libera di qualcuno, devo pensare alla sua pipinna? Terza considerazione: zio per zio è necessario pensare alla sessualità di mio zio Alcherio? Quarta considerazione: della sessualità di zio Gerry anche chiessenefrega.

Chi scrive anche Mauro Corona se lo sarebbe evitato volentieri. Lo scrittore di Erto, uno che tiene a puntualizzare che si cambia le mutande ogni settimana/dieci giorni racconta: “Preferisco le brutte, e preferisco che mi regalino il viagra a un Rolex, almeno serve a qualcosa”: “sono quasi impotente”, “sono malato del culo”

Ma la tendenza è quella lì. Dichiarare la propria sessualità è diventata forse l’unica forma di identità possibile/sperabile. Anche -soprattutto- chi non è un sex symbol, femmina o maschio che sia, può e deve parlarne. A qualsiasi età, e specialmente dopo una certa età. Lasciamo perdere il fatto che il sesso esplicito in rappresentazione è quasi sempre un fallimento (vale a dire smette di essere sesso e diventa pura rappresentazione, spesso pessima: i migliori scrittori fanno scene di sesso così irricevibili che da un bel po’ è nato un premio apposta per prenderli in giro, il Bad sex in fiction award), rassegniamoci. È quasi un dovere politico e fa audience, fa click, e i click saldano il cortocircuito da boxino morboso tra etica e imprenditoria. Quindi vai con la sessualità di Gus Goose. E con tutti gli altri. Non c’è settimana senza che quei geni del male di Dagospia e La Zanzara (ma non solo loro) non ci forniscano ragguagli puntualissimi e ascoltatissimi.

Ma chi scrive anche Mauro Corona se lo sarebbe evitato volentieri. Lo scrittore di Erto, uno che tiene a puntualizzare che si cambia le mutande ogni settimana/dieci giorni racconta: “Preferisco le brutte, e preferisco che mi regalino il viagra a un Rolex, almeno serve a qualcosa”: “sono quasi impotente”, “sono malato del culo”. Lui è malato del culo e noi pensiamo allo scenario apparecchiato da queste dichiarazioni, osserviamo i titoli dei suoi libri, un po’ spaesati.

Non c’è nessuno, ormai che non ci racconti una qualche sua perversione segreta. Che non è una perversione (come è noto non esistono) e non è segreta (perché la si racconta)

E pure Enzo Ghinazzi in arte Pupo, maestro anni 70 del Do/Fa/Sol racconta “sono sproporzionato, tra i 15 e i 20 centimetri” (la differenza tra le due misure è determinante, ma non sottilizziamo). Poi si trasforma in andrologo e ci racconta quanto è bella la stimolazione prostatica. Poi ce lo troviamo alle Iene, a Las Vegas, vediamo e sappiamo tutto del suo primo film porno. Tutta ‘sta fatica per non chiudersi in casa e cercare di scrivere un’altra Su di noi. Non era bella Su di noi e i campi di grano che nascono dentro di lui? Vuoi mettere la stimolazione prostatica?

Ma gli esempi sono infiniti, perché non c’è nessuno, ormai che non ci racconti una qualche sua perversione segreta. Che non è una perversione (come è noto non esistono) e non è segreta (perché la si racconta). Ma viene presentata come tale, perché si vive nell’equivoco di una sessuofobia da sfatare. E significa anche nuova notorietà. Per loro. E imprenditoria. Per chi li pubblica. E per gli ascoltatori piacere (in)colpevole. Ma magari per alcuni sarebbe meglio avere a che fare con Gus Goose e col risotto.

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