Young Signorino: il ragazzo che si credeva il figlio di Satana

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Intervista di Claudio Biazzetti a Young Signorino per https://www.rollingstone.it/ (12 marzo 2018)

Se Sfera Ebbasta infastidisce, forse Young Signorino riuscirà proprio a fare incazzare i detrattori della trap. Paolo Caputo, trapper diciannovenne di Cesena, al cliché del trapper tatuato in volto e strafatto di farmaci aggiunge pure la tendenza molto americana di farsi rinchiudere in clinica psichiatrica—ci sono passati tutti, da Kanye West a Gucci Mane e forse se ci fosse passato anche Lil Peep oggi sarebbe ancora fra noi. Lo raggiungo al telefono qualche giorno dopo essersi dimesso dalla clinica. È scherzoso e di buon umore, anche se non propriamente loquace. Proprio come nei suoi brani caricati su Youtube.

Dove ti trovi? 
Sono in autobus, sto tornando nelle mie zone.

Ho saputo che hai avuto qualche problema di recente.
Sì, sono stato in psichiatria per una quarantina di giorni. O forse erano trenta? Fai trenta. Ogni tanto ho bisogno di entrare nel mio mondo e di mostrarlo anche alle persone. Solo che loro non lo capiscono e mi prendono per pazzo.

È stato un malinteso quindi?
Sì, secondo me è tutto normale quello che faccio. Solo che non sono ancora pronti a capire la mia mentalità. Il mondo non è ancora pronto. Io dico in faccia quello che è chiaro a tutti ma che non tutti hanno il coraggio di dire. Ma sono innocuo.

Però ammetterai che c’è qualcosa di strano in te e la tua musica.
Certo, ma è proprio quello che voglio. La gente però riesce sempre a fraintendere. Per esempio, quando ho scritto Dolce Droga mi sentivo Ludovico Einaudi, mi sono ispirato al suo pezzo che si chiama così. La gente però nel video non ha capito che la Dolce Droga è la verdura che tengo in mano.

Eh ok, ma sul tuo Instagram ogni post riguarda gli psicofarmaci però.
Infatti l’ho fatto per confondere le idee. Volevo vedere in quanti ci sarebbero arrivati ma ancora niente. Sei il primo a cui lo dico. La Dolce Droga è la verdura. Voglio confondere ma non voglio prendere per il culo nessuno però, attenzione.

Quando invece dici che tuo padre è Satana vuoi provocare?
No in quel caso sono serio. È veramente mio padre Satana. So che è lui. Mi ha aiutato moltissimo quando ne avevo bisogno. Per me è un padre affettuoso e anche coi mocassini. Sono il Marilyn Manson italiano. Sono molto informato sul satanismo. Anche mio figlio mi deve chiamare così: “Papà Satana”. Ha due anni, magari faccio in tempo a farne un altro. Non era previsto che facessi un figlio così presto ma gli voglio bene.

Da cosa deriva il Signorino?
Deriva da quando sono uscito dal coma. È stato in quel momento che mi sono sentito un Signorino per la prima volta.

Che hai combinato per finire in coma?

Ho preso troppi farmaci. L’ho fatto apposta per divertirmi e vedere se potevo cambiare personalità. E così infatti è stato. Ora mi sento la milf della trap. Sulla carta d’identità sono giovane, dentro invece ho quarant’anni. Sono saggio.

Prendere un botto di farmaci e finire in coma però non è da saggi, eh.
Lo so, però ero completamente cosciente di ciò che stavo facendo. È successo nel 2016, quando ancora non ero papà.

Non ti hanno mai criticato per i tuoi comportamenti?
Succede di continuo. Mi insultano ma il giorno dopo mi salutano e vogliono fare la foto insieme. Probabilmente entrano nel viaggio.

È per questo che fai musica?
Il mio scopo è cambiare le regole nel mondo. Voglio un nuovo Ordine Mondiale, un pianeta molto molto strano. Devo rimanerci solo io e quelli con la mia mentalità. Riuscirò a convertire tutti e sono sicuro che ce la farò. Finora sta andando bene, molta gente mi segue. La mia mentalità da Signorino che si veste elegante ma con una mentalità strana.

È così che si riconosce per strada un Signorino?
Sì e lo riconosci soprattutto dai mocassini. Però quando ti parla ha una mentalità di strada. Un Signorino dentro si sente vuoto, si riempie con ogni giornata. Io sono così, non progetto mai le mie giornate. Mi alzo vuoto e mi riempio con il passare delle ore. Ogni volta che dormo mi svuoto e la mattina dopo sono da capo. Come me non c’è nessuno, sono l’unico ad aver creato tutto questo, dentro e fuori dalla musica.

Ecco, però cerca almeno di stare lontano dai guai.
Ci provo, ma sono sempre loro che si avvicinano a me. A volte stringo loro la mano.

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