Tutta la verità sulla morte di Lou Reed

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Fonte: http://www.dagospia.com/ (16 luglio 2018)

Lou Reed venne curato con un farmaco anti-Aids prima della sua morte, ma, contrariamente ai pettegolezzi dell’industria musicale, la rockstar non era sieropositiva. Lo rivela un importante patologo americano, il dottor Michael Hunter, aggiungendo che il cantante stava assumendo farmaci contro l’epatite C, contratta con aghi sporchi quando si iniettava eroina all’inizio della carriera. Hunter è pronto a presentare le sue scoperte in un nuovo episodio della serie di documentari televisivi “Autopsy: The Last Hours of ..” che andrà in onda prima negli Usa e a fine anno anche in Gran Bretagna. Per Lou Reed la fama arrivò negli anni ’60 come membro dei Velvet Underground, poi continuò la sua carriera da solista: morì per un cancro al fegato all’età di 71 anni, nell’ottobre 2013, dopo che il suo organismo ebbe una crisi di rigetto in seguito al trapianto subìto pochi mesi prima.  Secondo il dottor Hunter, Reed aveva un lato oscuro della sua adolescenza che aveva mantenuto segreto per anni. «Aveva avuto un esaurimento nervoso ed era stato ricoverato in un ospedale psichiatrico». Come riportato in precedenza da MailOnline, il cantante fu sottoposto a elettroshock a soli 17 anni a causa della malattia mentale e della sua bisessualità nell’ospedale psichiatrico di New York, descritto da tutti come “Hell in Queens”. All’inizio della sua carriera fece uso di eroina e anfetamine, beveva una bottiglia di whisky al giorno, fumava una sigaretta dopo l’altra e assumeva “Thorazine”: un cocktail micidiale che avrebbe causato un accumulo di tossicità nel suo fegato.  «Le cartelle cliniche di Lou – conclude Hunter – mostrano che fin dai primi anni ’60 fu curato per l’epatite, che a quei tempi era considerata relativamente innocua. Quello che sappiamo ora è che con il tempo l’epatite C distrugge il tessuto epatico, causando cicatrici e creando le giuste condizioni per il cancro».

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