Tempo di bilanci per Piero Chiambretti!

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Intervista di Maurizio Caverzan a Piero Chiambretti per https://www.laverita.info/ (3 giugno 2018)

Incontro Piero Chiambretti nel giorno del suo sessantaduesimo compleanno. Festa, regali e bilanci non solo professionali. La nuova stagione di Matrix su Canale 5, pensata come una serie intitolata «La repubblica delle donne» e divisa in otto episodi sta andando più che bene. Ma Piero è ugualmente tonico e barricadero: «A fare le cose bene o male ci si mette lo stesso tempo, la differenza si vede in onda. Ogni puntata è come un’ operazione a cuore aperto. Certo, non salviamo vite, ma le nostre scemenze le scriviamo come fossero per un film da Oscar», dice mentre gli cade l’ occhio sulla biografia di David Lynch poggiata sulla scrivania. Dunque, tempo di bilanci tutti d’un fiato: «Mi sentivo già vecchio a 25 anni perché non ne avevo più 18. Quando Gianni Boncompagni diceva “guarda che ne ho ancora 79” si sentiva giovane. Fortuna che i compleanni arrivano una volta l’ anno perché, con il telefonino e i social, se rispondi a tutti l’ anno te lo sei giocato. Pablo Picasso diceva che “ci vuole molto tempo per diventare bambini”. Io dico che, per vivere a lungo, bisogna invecchiare. Il che ha dei vantaggi: invecchiando vedi meno governi pasticcioni, meno politici impreparati, meno spread alle stelle, meno vittorie in Champions delle spagnole e meno tv trash».

Ha fatto la scaletta dell’ intervista?

«Dimenticavo: meno presidenti della Repubblica accusati di alto tradimento». 

Lei era confidente di Francesco Cossiga.

«Ero un suo servizio segreto deviato».

Non vorrà parlare di politica Facciamo una sintesi di ‘sto casino?

«Guardi, in questi giorni ho avvertito una sensazione di precarietà come poche volte.

Premetto che sono un italiano sbagliato perché credo nel Paese ma sono anni che non voto. Alla cabina elettorale preferisco la cabina balneare».

A un certo punto sembravano coincidere.

«Anziché a nuotare saremmo andati a votare. Nell’ incertezza noi ci siamo portati avanti con una puntata sulla Vita smeralda che partiva da Sapore di mare, il film con Jerry Calà e Isabella Ferrari che ci ha offerto la metafora del Paese che affoga. Lì Paolo Savona era perfetto. Un mio amico che lavora nell’alta finanza dice che siamo tecnicamente falliti. Quanto alla nascita del governo, sembrava una puntata del Grande fratello: chi entrava e chi usciva, chi elogiava in diretta e accoltellava nel backstage. Forse si poteva nominare subito premier Simone Coccia, il compagno dell’ onorevole Stefania Pezzopane».

Il Grande fratello ha scatenato polemiche e Lele Mora ha detto che ci sono tre faide: quella del lungo, quella del corto e quella del pacioccone. Idee?

«C’è una certa competizione tra i gruppi di lavoro che producono più ore nei palinsesti. Oppure possono essere persone vicine a Piersilvio Berlusconi».

E la fisiognomica?

«Il corto potrei essere io, ma non c’entro con le faide perché sono un cane sciolto».

La statura è la seconda cosa che condivide con Silvio Berlusconi.

«Mi manca la prima: essere un grande imprenditore internazionale, dalla grande verve e con un contratto a tempo indeterminato con la vita».

Sbagliato: la prima è che entrambi avete iniziato sulle navi da crociera.

«Ma io non avevo Fedele Confalonieri al pianoforte. Le crociere sono formative per due ragioni. La prima è che il pubblico è sempre lo stesso per nove giorni e devi cambiare gag ogni sera altrimenti dalla platea si alza un simpatico “già detta!”. La seconda è che le donne ospiti non possono scappare».

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«Ci si riposava solo nei porti. Le navi erano come una tv senza cavi: il mondo nell’ oblò».

Nel 1983 ha lavorato in Rai con Barbara D’ Urso.

«Abbiamo debuttato insieme nella tv dei ragazzi. C’ era anche Gigi Marzullo».

La D’ Urso com’ era?

«Molto bella e vitaminica. Con quella energia e il fiume di parole che tuttora attraversano le sue trasmissioni».

Come spiega che Antonio Ricci abbia difeso lei e Il Grande fratello dopo aver attaccato Alessia Marcuzzi e L’ Isola dei famosi?

«I motivi bisogna chiederli a lui. Ricci è un uomo libero: se qualcosa lo infastidisce prende posizione senza troppe diplomazie».

Non sarà che le polemiche sono montate ad arte o almeno ben cavalcate (anche da lei)? In fondo creano audience, attenzione mediatica, gossip.

«Sicuramente le cavalchiamo bene. Alla base credo ci sia una sana competizione professionale. Se si lavora sugli stessi terreni si vuole l’ ospite in esclusiva per toglierlo al collega. Il seme della discordia è l’Auditel: la mia vita è la tua morte, la tua morte è il mio successo».

Quanto ama il suo lavoro?

«Molto. A Mediaset posso fare quello che ho in testa. Quando il risultato finale si avvicina all’ idea di partenza sfioro l’orgasmo. La grande idea è quella che si realizza, quella che non si concretizza non lo era. Essere troppo avanti è come essere troppo indietro».

Matrix Chiambretti è il trionfo dell’ ideologia gender: quanto ci si ritrova?

«Mi ci ritrovo per forza perché ne parlo in tv, anche se non la applico nel privato. Nella “Repubblica delle donne” il presidente è un uomo operato diventato donna: è solo un gioco. Il turbamento è negli occhi di chi guarda. Posso ospitare un nero, un bianco, un gay, un etero senza fare differenze. A volte normalità sta per omologazione. Penso che le persone siano tutte diverse tra loro. Invito o persone straviste di cui svelo lati inediti, come con Orietta Berti, oppure persone che non vanno in tv».

Ha nostalgia di quando dettava l’ agenda del teatrino della politica?

«Certo, ma non di un’ intervista o di un blitz, bensì di un’ epoca, di uno scenario in cui ero più contento e ricco di maestri, molti dei quali non ci sono più».

Walter Chiari, Paolo Panelli, Mike Bongiorno, Nanni Loy, Paolo Villaggio: da chi ha preso di più?

«Di Walter Chiari e Paolo Panelli studiavo la comicità nei varietà. Mike invece è stato proprio mio professore. Quando andavo male a scuola, anziché chiamarne uno per le ripetizioni guardavo Rischiatutto. Poi abbiamo fatto insieme un memorabile Festival di Sanremo. Anche Nanni Loy l’ho frequentato, era regista di Prove tecniche di trasmissione, mi ha insegnato la tv di strada. Villaggio nascondeva la paura del pubblico con l’aggressività di Kranz. Era anche maestro di nonsense: “Perché lei è stato con una capra e puzza come una capra?”. E io: “Ma non era quella, era un’altra”: meraviglioso. E parlando di capra».

Dica.

«La prima volta che Vittorio Sgarbi la trasformò in un’offesa fu a Chiambretti c’ è. Era stato a sentire Aldo Busi che aveva parlato mezz’ora di seguito, fin quando aveva commesso l’ errore di criticare sua sorella Elisabetta: a quel punto arrivò un gregge di capre».

Bruno Voglino, che l’ha scoperta, ora la critica.

«Devo ringraziarlo tutta la vita anche se dice che non mi sono rinnovato. Ero un genio trent’ anni fa e ora sono un cretino? Forse è lui a non aver capito cos’ è successo là fuori. Darwin dice che resiste chi sa interpretare il cambiamento».

Angelo Guglielmi?

«Un totem, ieri come oggi. Anzi, più lucido oggi: illumina con due parole».

Carlo Freccero?

«Più amico che direttore. Eloquio invidiabile. Direttore da prima serata, nel senso che potrebbe condurla».

Gianni Boncompagni?

«Uno dei pochi che mi ha insegnato qualcosa nell’ uso dell’ immagine e nel rapporto con le donne in tv. Prima di lui chiamavo preti, carabinieri e casalinghe centenarie».

Cristiano Malgioglio?

«La sorella che non ho mai avuto. Gli voglio bene e sono contento del suo successo».

Piersilvio Berlusconi?

«Un editore col cuore, una brava persona».

Alfonso Signorini?

«Il diavolo e l’ acqua santa, l’ importante è non confonderli».

Fabio Fazio?

«Mi basta Savona».

Fazio è di Savona.

«E anche ministro del tesoro…».

Non essere ligure è un vantaggio?

«Sono valdostano ed evito le faide».

Definizione di Dagospia.

«Finestra aperta sulla realtà».

Di Striscia la notizia.

«Finestra rotta sulla realtà».

Del Grande Fratello.

«Finestra con le persiane giù, ma con il buco».

Quando scade il suo contratto con Mediaset?

«Sulla carta, nel giugno 2019. Ma, a stagione finita, proverò a capire quanto posso essere utile a quest’ azienda. Otto puntate in autunno e otto in primavera sono poche. Se devo stare in tuta, allora sto a casa. Vorrei salvaguardare il mio piacere di realizzare cose belle».

Parlando di tuta, cosa farà durante i Mondiali di calcio?

«Li guarderò».

E le sarebbe piaciuto?

«Giocarli».

Nel lavoro è perfezionista, nella vita privata?

«Un disastro, perché non ce l’ho. Ma lavorando poco posso recuperare. Se va avanti così, l’ anno prossimo diversifico e apro un chiosco a Formentera. D’ inverno».

È il suo lato malinconico?

«Di perenne insoddisfatto, malattia di chi fa il nostro lavoro. A forza di alzare l’ asta si rischia di atterrare fuori dal materasso».

Non ha conosciuto suo padre, che rapporto ha con sua madre?

«La invito spesso perché dà il meglio davanti alle telecamere. Comunque, va alla grande anche dietro. In pratica, ho un rapporto da padre: compro uno e prendo due».

È una poetessa

«Credo di valore. È al quarto libro, ma ha il cruccio di non entrare in classifica. Forse è colpa del suo editore, che sono io».

Pensando a suo padre, che rapporto ha con sua figlia Margherita?

«Proprio per questo vivo una doppia gioia. Lei sta a Torino, io a Milano e il programma si fa a Roma. Si impara molto dai bambini, ma il tempo corre. L’ anno prossimo chiederò a Piersilvio di fare il programma da Torino. Oppure di andare a vivere tutti ad Arcore. Lì c’ è tanto spazio».

Ha visto Loro 1 e Loro 2? Quale scena l’ ha più colpito?

«Non l’ ho capito fino in fondo. C’ è la paura della morte, ma si parla di un uomo vitale, che combatte una battaglia politica ed è entrato nei libri di storia oltre che nelle sceneggiature. Non è un’ opera di denuncia, una rivisitazione storica o una commedia, e la leggerezza che lo attraversa non lo rende drammatico. Se non capisci l’ operazione, non basta una scena a giustificarla».

È felice?

«Mai La felicità è un’ invenzione della Chiesa».

Non un desiderio dell’ uomo?

«L’ uomo può trovare la serenità. Che è una cosa diversa».

Però sarà contento che il governo l’ hanno fatto prima della finale del Grande fratello.

«Già… Non c’ era la pubblicità».

https://www.youtube.com/watch?v=piigvKQsySM

https://www.youtube.com/watch?v=86KkxbNXdE4

https://www.youtube.com/watch?v=FVWBhJz__2Y

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