Renzo Arbore: passione di plastica

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Emilia Costantini per https://www.corriere.it/ (2 giugno 2018)

«La plastica è quel materiale che la natura si è dimenticata di creare», diceva il Premio Nobel per la chimica Paul John Flory. Parole che sono musica per le orecchie di Renzo Arbore che della plastica ha fatto il materiale principe nell’ arredamento della sua casa romana. «Certo! – esordisce lo showman -. Perché il fascino della plastica è proprio questo: e cioè che non si trova in natura… È un materiale inedito come la Coca Cola che si sono inventati gli americani, che non è né vino, fatto con l’ uva, né birra che è fatta con il luppolo, eppure è diventata la terza bevanda al mondo più bevuta. Bisogna considerarla amica, ripudiando la plasticaccia brutta, quella del becero consumismo, delle buste del supermercato… certo quando penso alle isole di plastica che infestano le acque del pianeta e a quei poveri pesci che ingurgitano bicchieri e bottigliette gettate dalle barche, mi vengono i brividi». Un materiale giustamente odiato da ambientalisti: «Bisogna saperlo usare – insiste – con la plastica si possono creare cose bellissime che, nel tempo, sono diventate preziose. Eccellenti designer e persino scultori, con questa materia, hanno realizzato e continuano a realizzare oggetti stupendi!». La passione di Arbore nasce da una mostra di circa trent’ anni fa: «Ero a Venezia e mi capitò di andare a visitare un’ esposizione a Palazzo Grassi che si intitolava appunto “Gli anni di plastica”. E fu in quell’ occasione che ritrovai oggetti che mi riportavano agli anni della mia infanzia-adolescenza, per esempio certi gioielli come il bellissimo bracciale a forma di vipera che mio padre regalò a mia madre… ricordate la canzone “Vipera sul braccio di colei, c’ oggi distrugge tutti i sogni miei”?… – canticchia il motivo, Renzo -. E poi oggetti ispirati al Futurismo, le prime borsette, i primi piatti e bicchieri, per non parlare poi di tutto il déco italiano… Da allora sono diventato collezionista». Una casa affollata di forme e presenze curiose, strane, divertenti tra colori sgargianti e trasparenze: «Sono un cultore di bachelite, vinile, celluloide, catalina.. materie diventate ormai pregiate. Il collezionismo nasce dalla fissazione per la fantasia, tutti i prodotti dell’ immaginazione mi eccitano, però bisogna distinguere tra quelli kitsch, i cosiddetti gadget, e quelli stravaganti, strani, creati da designer. È questo che accende la mia curiosità, ciò che i disegnatori si sono divertiti a inventare». E nel tempo lo showman ha progettato anche una linea di mobili in plastica, la Miami Swing by Renzo Arbore, realizzata dai suoi scenografi storici, Giovanni Licheri e Alida Cappellini: «Perché Miami? Fui tra i primi a comprare casa nella metropoli della Florida, grazie a un invito di Mike Bongiorno, che ne aveva già una. Al mare, si sa, i mobili di plastica hanno il loro perché. Resistono molto di più del legno o del metallo alla salsedine. La plastica è duttile, si possono comporre cose che col vetro, ad esempio, è impossibile… Marco Lodola, artista visivo e scultore della plastica, fa cose egregie». Insomma, esistono dei pregiudizi sulla plastica che vanno abbattuti? «I tentativi nei centri commerciali di sostituirla con la carta sono lodevoli, ma le buste di plastica reggono meglio la spesa. Ci vorrebbe più educazione nel suo uso, perché si può riciclare… le isole di plastica sono terribili». Nel collezionismo esiste anche il fattore nostalgia? «Sì. Ricordo quando anni fa capitai a Los Angeles in un negozio che si chiamava proprio Nostalghia. Entro e sento suonare da una radio di plastica la musica di Polvere di stelle. Chiesi al commerciante di vendermela, ma non era in vendita e non riuscii a convincerlo. Dopo qualche tempo vado a New York e ritrovo in un altro negozio la stessa radio: stavolta la comprai, feci una specie di rapina, temendo ripensamenti…». I pezzi migliori della collezione sono in mostra a Napoli, Palazzo Reale, e Renzo esprime un desiderio: «In futuro intendo donarla a un museo che la tenga bene per sempre, a futura memoria».

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