Quando il dolore conta più dell’estetica

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Fareed Kaviani per https://www.vice.com/it (26 aprile 2017)

Farsi un tatuaggio è nella gran parte dei casi doloroso, ma per la quasi totalità delle persone, il dolore è solo il mezzo per un fine. I tatuatori, poi, solitamente sono comprensivi e cercano di mitigare la sofferenza dei clienti con pause e chiacchiere. Non succede spesso che chi si fa tatuare venga legato, o cerchi istericamente di fuggire la penetrazione continua dell’ago. Né è normale vedere un ghigno sadico sulla bocca dei tatuatori mentre infliggono al cliente un disegno nero, fatto di linee innaturalmente profonde. E poi c’è Brutal Black. È un progetto in cui i sogni del tatuaggio come cosa carina muoiono, in cui il tuo tatuaggio giapponese neo-tradizionale si dimostra essere nient’altro che l’ennesimo modo in cui hai seguito una moda. Valerio Cancellier, Cammy Stewart, e Phillip “3Kreuze”, i tre tatuatori dietro il progetto, vogliono che il tatuaggio rinasca e torni a essere un mito. Il risultato è una delle esperienze più brutali che possiate immaginare; loro sono molto orgogliosi nell’ammettere che “ti rovineranno la vita”. Li ho contattati per capire perché qualcuno dovrebbe farlo. 

Cammy Stewart: Normalmente, il risultato è la cosa più importante. Ma quello che facciamo noi, per me, è una cosa totalmente diversa. Non è per tutti, di certo, ma pone un interrogativo su quello che è diventato, oggi, il tatuaggio: una cosa di plastica, senza anima, in mano alla moda, ai media, alla cultura pop. Per me, questo progetto è un grosso vaffanculo nei confronti dell’idea che molti hanno dei tatuaggi. 
Valerio Cancellier: Oggi come oggi, il mondo dei tatuaggi è alla continua rincorsa della prossima velleità artigianale, che poi spesso viene chiamata arte—e rifiuta l’aspetto rituale. Ma l’elemento fondamentale dovrebbe essere proprio il rituale. 
Phillip 3Kreuze: Nel lavoro di ogni giorno resto comunque duro e brutale, e calco e riempio ampie zone di pelle in poco tempo, ma faccio più attenzione al cliente e al suo corpo. In questo progetto abbiamo bandito l’empatia, la compassione, gli scrupoli—ed è un po’ strano poterlo fare. Ma è pazzesco poter ammazzare la persona davanti a te, metaforicamente. Vedere il dolore nei suoi occhi, il corpo che trema e tutto il sangue. Mi rende orgoglioso degli obiettivi che raggiungiamo insieme, io e il cliente. Obiettivi che non sono ‘un bel disegno’, ma piegare la volontà e arrivare al limite. Quando non riesci a camminare dopo la sessione, è allora che sai che l’hai fatto bene. Il dolore passa, l’orgoglio è per sempre!

Com’è nato il progetto?
Stewart: Ho conosciuto Valerio su Facebook. Aveva tatuato un volto. Mi piaceva il tatuaggio e volevo parlargli. Dopo qualche mail abbiamo deciso di fare qualcosa insieme, una cosa grossa di lavoro solo con il nero, in Italia. È andata bene, ci siamo trovati molto in sintonia, e i nostri stili si completavano, perciò abbiamo continuato a collaborare ogni volta che potevamo, di solito due volte all’anno. Finora abbiamo fatto tre progetti insieme. L’ultimo era in Germania, e in Germania a noi si è unito Phillip—ma io alla fine non ho potuto raggiungerli, ho avuto dei problemi con i voli. 

3Kreuze: Cammy ha avuto qualche problema con le autorità doganali per via del suo aspetto e di qualche svastica tatuata qua e là, quindi la polizia l’ha trattenuto per fargli qualche domanda e ha perso il volo. Di conseguenza abbiamo dovuto cambiare in corsa. Il cliente, un mio amico, era pronto. Frankie sapeva che sarebbe stato qualcosa di primitivo e brutale. Per tatuarlo ci sono volute circa cinque ore nel corso di due giorni, intervallate da pause per vomitare e piangere.

Stewart: Di fronte alle reazioni dei clienti mentre venivano tatuati. Non è sempre il risultato quello che conta, ma il processo che porta a quel risultato. Volevamo riportare il tutto a una dimensione primitiva, al rito di passaggio. Quanto vuoi una determinata cosa? Quanto in là sei disposto ad andare? Riuscirai a sopportare fino alla fine? Le tracce lasciate dal tatuaggio sono solo un segno di ciò che hai imparato su di te. Sono molto meno importanti dei segni impressi nella tua mente.
Cancellier: Non avevamo pianificato niente, e non sapevamo cosa sarebbe venuto fuori. Brutal Black ti riporta alla brutalità primitiva rotta dalla modernità. Abbiamo un sacco di rituali tribali violentissimi che potrebbero benissimo essere descritti come prove di sopravvivenza. Anche se il progetto non vuole essere una riproposizione moderna di questi rituali, l’energia su cui si basa ha un po’ le stesse origini.

Cosa pensi possa spingere a farsi tatuare in questo modo?
Stewart: Posso parlare solo per la mia esperienza, e penso che ognuno abbia le sue buone ragioni. A me piace semplicemente l’energia che si crea tra i clienti e il tatuatore. È un’esperienza intensissima, ma in senso positivo. A volte è bello spingersi un po’ più in là di quanto credi di poter fare, tanto nella tua professione che nella soglia di sopportazione e nel livello di determinazione che ci metti. Non c’è un qualche fine ultimo particolare. La vita è una successione di eventi, e questo è uno tra tanti. Il tatuaggio può aiutarti a trovare le tue radici e capire che il dolore, come il piacere, può essere processato in tanti modi. È solo un momento particolarmente intenso in una vita piena di sensazioni che possono facilmente essere dimenticate. Una volta eravamo dei guerrieri. Ricordiamocelo. È facile diventare degli automi in questo mondo in cui siamo costretti a vivere.

Cancellier: Ognuno è libero di vivere l’esperienza a modo proprio. Potrebbe anche essere un modo per mettersi alla prova o fare qualcosa contro se stessi. Sembrerà difficile da credere, ma non c’è dentro della negatività—né odio, né sadismo. Ad ogni modo io sono solo il mezzo, il mero esecutore, il macellaio. Il corpo può sopportare, ma bisogna avere una mente molto forte.

3Kreuze: A fine anno saremo in Italia. Speriamo che non ci lasci la pelle nessuno.

 

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