Parla Katia Ricciarelli!

Katia-Ricciarelli

Un estratto dell’intervista di Pierluigi Diaco a Katia Ricciarelli per http://www.oggi.it/ (12 giugno 2018)

Il tempo, per lei, è uno strumento di lavoro prezioso: “Sentiamoci alle 14”. E alle 14, al secondo squillo, risponde: “La aspettavo”. Tono regale, fermo, che intimorisce e affascina. Catiuscia Maria Ricciarelli, in arte Katia, è consapevole del potere della sua voce. Ne ha fatto virtù e mestiere, complice una solida fama che la precede: è precisa, pignola, ossessionata dalla perfezione, schietta all’inverosimile. Una donna affatto fragile: regale soprano dal timbro etereo, non ha mai manifestato sudditanza psicologica verso le star maschili con cui ha condiviso la carriera, da Josè Carreras a Leo Nucci, da Riccardo Muti a Claudio Abbado. Certo, non è stato facile farsi largo in un mondo, quello della musica lirica, in cui gli uomini hanno sempre comandato. “Non mi hanno mai spaventato i luoghi comuni e le sfide: il carattere che ho lo tengo stretto. Sa quante ne ho passate io?”, spiega. E la memoria va all’infanzia: nata a Rovigo in una famiglia medio borghese, Ricciarelli ha combattuto sin da piccola: “Papà lasciò la mamma dopo essersi arruolato come volontario nella campagna di Russia. In famiglia ce la siamo cavata da sole. Ma non mi commiseri, che’ non cerco pacche sulle spalle: è stato tutto bello e difficile”. E’ in quegli anni che Katia, ultima di tre sorelle, si appassiona al canto: è il suo riscatto, la sua liberazione, lo strumento che la renderà libera. “So di apparire una donna spigolosa, ma non credo di esserlo”, ammette a Oggi in una lunga confessione che, a tratti, colpisce e commuove.

(…) E’ una donna di destra.

“Non l’ho mai nascosto: sono sempre stata di destra e non mi sono mai vergognata di rivendicarlo”. 

(…) Le manca il coraggio?

“In generale, nella vita, non mi è mai mancato. Ma per fare politica, sapendo già che non riuscirai a rispondere concretamente ai bisogni dei cittadini, ce ne vuole parecchio e a me questo tipo di pelo sullo stomaco manca completamente”.

(…) È per narcisismo o per passione per l’arte che continua a essere così attiva? 

“E’ tutto più semplice: amo il mio lavoro e fino a quando avrò forza e passione continuerò a esibirmi (…)

E l’amore?

(…) “Penso di avere già avuto e credo di avere anche dato. Forse potevo anche dare di meno e ricevere di più: non è successo e quindi pazienza. Chi fa un lavoro come il mio deve sapere che la vita privata passa inevitabilmente in secondo piano. Non si può avere tutto. Adesso non vivo una storia d’amore. Se arriverà, valuterò”.

Pippo Baudo lo sente ancora?

“Preferisco non parlare di Baudo. Posso solo dirle che lo ritengo un grande professionista”.

Solo questo?

“Ognuno fa la sua strada. Io faccio la mia vita, lui la sua. Ci siamo separati e basta così. Se mi manca? Guardi, posso dirle che mi manca moltissimo la mia Dorothy”.

E’ ancora in lutto per il suo cane?

“Il dolore non passa. Mi manca profondamente: l’ho sepolta in giardino, tra gelsomini e campanule gialle. L’ho chiamata come la moglie di Caruso, era scritto anche sul suo passaporto canino: Dorothy Benjamin Park in Ricciarelli. Mi ha sempre seguita, è dentro al mio cuore. Non ha idea la sofferenza… Non voglio prendere un altro cane per rimpiazzarla, non sarebbe giusto”

Nasce Catiuscia Maria Stella. Chi le aveva dato quel nome?

“La mia mamma”.

È stata dura diventare Katia?

“No, l’ho scelto insieme a mia madre. Nell’età della ragione mi sono accorta che per la carriera sarebbe stato meglio chiamarmi Katia”.

Ha fama di avere un carattere molto spigoloso.

“Spigoloso? E’ una grande diceria, ma non mi dispiace: serve a tenere a giusta distanza le persone che non sono in sintonia con me”.

Verità o leggenda: una volta, durante una “Luisa Miller” di Verdi, fece un gestaccio al pubblico presente in teatro.

“Lo rivendico. Sin dall’inizio dello spettacolo covavo dentro l’dea di rispondere alle provocazioni di cui ero destinataria in sala: a un certo punto dell’Opera dovevo inginocchiarmi. Colsi l’occasione, prima di mettermi a cantare, di urlare, rivolta al pubblico, “Che Dio vi maledica…”.

Temeraria.

“Uno spettacolo può piacere o no, ma non è rispettoso fare male a una cantante mentre è sul palco. Fischiare dalla platea è una cosa oscena. Quell’episodio mi ha dato l’occasione di rialzarmi e di trovare il coraggio di non farmi umiliare dalla volgarità altrui ”.

È un po’ che manca dal cinema: scelta altrui o decisione sua?

“Devo essere sincera: al cinema sono arrivata tardi. Mi è capitato di avere delle bellissime occasioni grazie a Pupi Avati, ma sono consapevole che posso interpretare solo ruoli adatti a me. Non posso mica mettermi ad interpretare una ballerina o una ragazza innamorata? Ho talmente tante cose da fare che per tornare dovrei ricevere la proposta giusta. Sono ancora in grado di recitare, anche se mi ritengo soprattutto una cantante”.

Si ritiene una donna felice?

(ride) “Per una donna essere felice potrebbe significare avere un bel vestito nuovo, un gioiello o un complimento galante. Per me no: a me rende felice vivere e non amo pensare né al passato né al futuro. Sono serena quando faccio i miei giri in bicicletta, quando mi prendo cura dei miei fiori e faccio le passeggiate sulla riva del lago. Basta poco, bastano le piccole cose per stare bene”.

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