La piccola Roma

Collage fotografico di Asmara, capitale dell'Eritrea, tratto dal sito "Dagospia".
Collage fotografico di Asmara, capitale dell’Eritrea, tratto dal sito “Dagospia”.

Marco Guerra per http://www.laverita.info/La-Verita-quotidiano-indipendente-diretto-da-Maurizio-Belpietro (13 luglio 2017)

Proprio nei giorni in cui in Italia il lido «nero» di Chioggia torna ad agitare lo spettro del fascismo, tirato per le vesti da Emanuele Fiano e Laura Boldrini che suggerisce manate di stucco su fregi, bassorilievi, mosaici e qualsiasi altro segno impresso sui monumenti del Ventennio per non urtare la sensibilità dei partigiani, la risposta più pacata e sensata alla furia iconoclasta degli antifascisti di professione arriva nientepopodimeno che dall’ Unesco. L’ Agenzia delle Nazioni unite per la l’ educazione, la scienza e la cultura ha infatti dichiarato patrimonio mondiale dell’ umanità la capitale dell’ Eritrea Asmara. Secondo l’ organismo dell’ Onu gli edifici costruiti negli anni Trenta nella città dell’ ex colonia italiana sono «un esempio eccezionale di modernismo». Il centro urbano posto su un altipiano a 2.300 metri di altezza (da cui si guarda il mare, come recitava la nota canzone) è chiamata anche la «piccola Roma», proprio per via dell’ impronta urbanistica razionalista che richiama le architetture monumentali degli anni Venti e Trenta che plasmarono il volto di numerosi quadranti della città eterna come l’ Eur e il Foro Italico. In realtà il colonialismo italiano in Eritrea ebbe inizio nel 1882 con il possedimento di Assab, e Asmara iniziò a prendere forma nel periodo giolittiano, ma fu sotto il regime fascista che si arricchì delle strutture che ora le hanno fatto ottenere l’ ambito riconoscimento delle Nazioni unite, fra l’ altro l’ unico sito Unesco di tutto il Paese africano affacciato sul Mar Rosso. Tra gli edifici che hanno reso famosa in tutto il mondo questa capitale, che ora conta circa 660.000 abitanti, sicuramente si annovera il cinema Impero, costruito su progetto dell’ architetto Mario Messina, che possiede ancora la maggior parte dell’ arredamento del periodo coloniale e tutti i sedili originali. E poi ancora le sale cinematografiche Odeon, Roma, Augustus con le loro insegne in italiano che dopo oltre 70 anni si stagliano ancora sul corso principale. Conservati anche i bar Centro, il Moderno, il Venezia che servono caffè espresso e dolci italiani. Da menzionare anche la Casa degli Italiani dove è possibile sorseggiare la Melotti, birra locale eritrea. Ma senza dubbio il vero capolavoro dell’ architettura razionalista del Ventennio è la stazione di servizio Fiat tagliero, progettata da Giuseppe Pettazzi e completata nel 1938. Le forme avveniristiche richiamo quelle di un idrovolante. Dalla torre centrale, alleggerita da gradi vetrate sopra le quali è ancora impresso il nome della casa automobilistica torinese, partono due ali di cemento armato di 15 metri senza supporti strutturali. Tutto l’ edificio sembra prossimo a spiccare il volo da un momento all’ altro, l’ elasticità delle forme è tale che si racconta che gli operai, alla fine dei lavori, non vollero rimuovere i supporti provvisori temendo che le ali sarebbero crollate. Oggi la struttura è sotto tutela artistica e di proprietà della Royal dutch shell.

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