La guerra dei prezzi a Cortina

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Lorenzo Padovan per http://www.lastampa.it/ (13 luglio 2017)

Fine di un mito: anche l’ esclusiva Cortina si piega allo strapotere di Airbnb e cede i suoi “4 stelle” a 39 euro a notte a persona. Come una qualunque camera spartana di qualsivoglia anonima località dell’ estrema periferia italiana. Tutta colpa del colosso del web, nato nell’ agosto di nove anni fa a San Francisco, che sta facendo barcollare la ricettività tradizionale in tutto il mondo. Per questo motivo, Roberto Cardazzi, storico titolare del centralissimo Europa Hotel e vice presidente dell’ Associazione Albergatori, ha deciso di rompere gli indugi e di affidarsi ad una nuova politica dei ricavi abbassando drasticamente le tariffe per aumentare le occupazioni e massimizzare il volume d’ affari. «Mi hanno messo in croce per quella camera da mille euro proposta a 34 a persona – ha commentato -, ma si trattava di un’ operazione straordinaria acchiappa-click, di marketing, solo per quella giornata. In realtà, per i mesi di giugno e luglio cediamo alloggi che in agosto offriamo a 289 euro per soli 79: cioè 39 a persona nella doppia. Airbnb ci fa una concorrenza sleale e senza controlli e noi dobbiamo difenderci – è il suo pensiero -: negli ultimi anni per il fiorire di questi appartamenti abbiamo perso il 30% dei clienti e del fatturato. Adesso andiamo al contrattacco: aggrediamo il prezzo perché avere un albergo vuoto, seppur in bassa stagione, non fa piacere a nessuno, mentre con questa operazione abbiamo un elevatissimo tasso di occupazione». Le 264 strutture di Airbnb – erano 19 quattro anni fa – hanno però contribuito ad accrescere il numero delle presenze: lo scorso anno sono state 1.130.121, con un aumento totale del 5,4% e di soli stranieri del 12,4% (363.985). A livello nazionale, gli amanti della “Perla delle Dolomiti” provengono dal Lazio (150.984), seguiti da veneti (147.604) e lombardi (93.104). Me tà di questi pernottamenti sono stati fatti al di fuori della ricettività tradizionale che conta su 57 alberghi e 4.377 posti letto: oltre agli appartamenti privati finiti nell’ occhio del ciclone, si tratta di campeggi e rifugi di montagna. L’ attuale svendita delle camere negli alberghi di lusso – possibile grazie alla deregulation che ha eliminato le tariffe minime imposte un tempo alla categoria – non sembra la soluzione giusta per Roberta Alverà, neo presidente degli albergatori ampezzani: «Una politica che non produce redditività e svaluta il prestigio del brand Cortina e dei suoi operatori. La vera rivoluzione si fa elevando la qualità del servizio». Alverà concorda comunque sulla necessità di rivedere le norme sugli affittacamere: «Non garantiscono nemmeno la sicurezza, in quanto l’ obbligo di trasmettere le identità all’ autorità nazionale entro 24 ore dall’ arrivo resta solo sulla carta: le istituzioni sanno chi prenota la stanza, ma quasi sempre la chiave viene consegnata da terzi e senza la necessità di esibire documenti. Dentro può esserci chiunque». Guerra ad Airbnb che il presidente di Federalberghi di Belluno, Walter De Cassan, intende combattere senza esclusione di colpi: «La cedolare secca è solo un primo passo: la soluzione vera passa per il registro unico delle affittanze turistiche, come a Barcellona. Interlocutori certi e professionalità garantita: diversamente, quel terzo di visitatori totali che già hanno lasciato gli alberghi in favore degli appartamenti continuerà ad aumentare, ma anche il livello dell’ offerta sarà sempre più scadente».

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