Il sedere è diventato il feticcio del nuovo millennio

landscape-1481556907-sedere

Maria Elena Barnabi per http://www.cosmopolitan.it/ (19 luglio 2017)

Sedere, chiappe, didietro, deretano, posteriore, lato b, fattore C. Insomma oggi parlo di culo. Perché ora non ci vergogniamo più di averlo grosso, come facevamo vent’anni fa, quando lo coprivamo con la T-shirt rigorosamente lunga. Oggi siamo tutte (finalmente!) fiere di essere culone. Il sedere viene ostentato nella vita vera, e glorificato nel mondo irreale dell’online e dei social: il culo di Kim Kardashian, gli esercizi per tirarlo su della instastar Jen Selter (da 1 a 14 milioni di follower in 3 anni), i profili con chiappe di gente normale come @cheekyexploits. Perché il sedere è diventato protagonista? E quando la parola squat ha cominciato a significare non più “casa occupata” ma “esercizio per tirare su le chiappe”? Sono abbastanza vecchia per ricordarmi di un’epoca in cui la bellezza femminile era rappresentata dal seno. Negli Anni 70 e 80 andavano le tette grosse e bianche con i capezzoli larghi di Edwige Fenech, quelle oversize di Serena Grandi e le maggiorate di Drive In. Certo, c’erano Nadia Cassini e il fumetto Valentina, che invece erano famose per via del culo, ma erano eccezioni. Poi sono arrivati gli Anni 90 con Pamela Anderson, Eva Herzigova, il wonderbra, le tette rifatte. Fino a qui il modello di bellezza imperante nel mondo Occidentale era caucasico: biondona (o moracciona), capello lungo, tettona. A un certo punto, a metà degli Anni 90, succede qualcosa. Dopo anni di lavoro sotterraneo, la cultura afroamericana da underground diventa overground, seguendo un processo di normalizzazione tipico di molti movimenti della controcultura. Prima era una roba di rottura, di battaglia, una cosa solo per, appunto, gli afroamericani. Poi invece diventa di massa e oggi tutto ciò che viene da lì è cool: il rap, la moda, le treccine, lo slang… Anche i modelli di riferimento femminile nella musica cambiano: arrivano nuove eroine dotate di un sedere imponente. Prima fra tutte Jennifer Lopez, che nel 1999 con il suo On the 6 e il suo culo ondeggiante si è imperiosamente imposta come regina delle chiappe. JLo è di origini portoricane, ma poco conta perché nella piccola battaglia della razza caucasica contro il mondo intero, basta non essere bianchi per essere classificati come “colorati”. Da lì in poi sono arrivate Beyoncé, Rihanna, Nicki Minaj, Alicia Keys, Iggy Azalea, (che ha origini aborigene), e altre donne caucasiche che hanno sposato la causa delle chiappe come Miley Cyrus (con il suo twerking scandaloso) e Meghan Trainor (la sua All About That Bass è un inno al sederone). Sono queste le donne che negli ultimi anni hanno costituito il benchmark di bellezza e di fierezza femminile e che proprio su queste curve hanno fondato un nuovo modello di femminismo, quello che abbraccia il proprio corpo “così com’è” con sedere grosso e cosciotte (certo, poi negli anni siamo diventati tutti più body positive, ma non escluderei che la spinta iniziale sia arrivata proprio da qui).

PIÙ CHIAPPE ANCHE IN TV

E in tv? Nel mondo dei (finti) reality, che sono poi stati il nuovo modello narrativo in tv degli Anni 2000 è successa la stessa cosa, e cioè lo stereotipo biondo caucasico magro di Paris Hilton (famosissima con il suo reality The Simple Life, dal 2003 al 2007) è stato asfaltato dal sederone di Kim Kardashian. Nel 2007 viene pubblicato il sex tape di Kim , che in realtà di afroamericano non ha niente perché di origine armena, ma essendo una sveglia decide di incarnare il modello di bellezza con più capacità economica in divenire, in altre parola la culona “etnica”, e buonanotte ai suonatori (per inciso, detto sextape è il video più visto su Pornhub con 144 milioni di visualizzazioni, secondo dati del 2016). Sempre nel 2007 comincia il reality show-capolavoro Keeping up with the Kardashians, basato sulle vicende della famiglia più sgangherata e chiapputa del mondo, show che in dieci anni ha portato Kim ad avere uno dei profili Instagram più seguiti al mondo e un impero di millemilamilioni di dollari. Tutti basati sul suo culo. (Io l’ho incontrata, Kim, nel 2008. Come quelle chiappe, enormi, rotonde, sporgenti, bellissime, potessero stare aggrappate a quei lombi e a quella vita sottile, rimane tuttora per me un mistero della fisica).

L’APPROPRIAZIONE CULTURALE DEL SEDERE GROSSO

Da anni negli Stati Uniti si parla di appropriazione culturale, cioè del fatto che gli appartenenti a una cultura più ricca (i bianchi) unicamente per diletto si siano appropriati dei segni distintivi di una cultura economicamente più svantaggiata, cioè quella afroamericana. E se invece fosse the other way round? E se fosse che in realtà, ormai, la cultura afroamericana ci avesse, noi volenti ma inconsapevoli della grandezza del processo, inglobati nel suo grande ventre di mamma Africa? Se così fosse in realtà, se ormai davvero fossimo tutti più afroamericani che caucasici anche e soprattutto nelle piccole cose (le canzoni che cantano i nostri bambini, un certo modo di ballare, un certo modello estetico), sarei davvero molto felice: niente più T-shirt lunghe per nessuno. Ps: intendiamoci, il culo è sempre piaciuto, perché, come ci spiegano gli antropologi, è la più grande deposizione di grasso del corpo umano, con l’unico scopo di attirare il partner. Però nella sconfinata adorazione che abbiamo oggigiorno per il dio-deretano, c’è anche (probabilmente), il fatto che in epoca di gender fluid, il sedere viene inconsciamente preso come modello di tale fluidità, perché non ha sesso: è di donna ed è di uomo.

Precedente Gli umori e gli sfoghi della gente senza censura in radio Successivo Un'estate "bollente"!