Francesco Salvi: ricordi, televisione e gag

Collage fotografico tratto dal sito "Dagospia"
Collage fotografico tratto dal sito “Dagospia”

Un’estratto dall’intervista di Alessandro Ferrucci a Francesco Salvi per https://www.ilfattoquotidiano.it/

[…] A sessantacinque anni Francesco Salvi è lo stesso dei film con Paolo Villaggio (“Ho esordito al cinema grazie a lui”); o il personaggio un po’ nevrotico, un po’ schizzato di Drive in; […] Improvvisa in continuazione, parla a una velocità non percepibile, incrocia un racconto, poi una riflessione, quindi infila una battuta e ricomincia […] “Negli anni Ottanta mi hanno pure offerto la cocaina, e quando rifiutavo ci restavano male: ‘Ma come, non pippi?’. No, sono così di natura Mica ci credevano”. […] 

[…] Lei era già uno dei comici del Derby

Eravamo tanti, il Gotha del periodo, tutti i migliori sono passati da quel palco, tranne Roberto Benigni e Beppe Grillo.

Tra loro anche Antonio Ricci, che parla di lei come uno dei più talentuosi.

Davvero? Grazie, è un amico. Ci siamo conosciuti lì: simpatico, forte, poi era celebre perché verso metà del suo numero, all’ improvviso, iniziava a uscirgli il sangue dal naso e per sostenerlo scattavano gli applausi dalla platea.

Chissà, forse era una tecnica Ricci racconta: “Dopo lo spettacolo andavo a cena con Faletti e Salvi: sistematicamente la polizia ci fermava perché eravamo dei capelloni”.

È vero. Li ho sempre portati molto lunghi, li ho tagliati una volta e solo perché non accadeva nulla sul piano professionale: i talent scout venivano al Derby e parlavano con Boldi, Teocoli, Abatantuono e gli altri, con me mai.

Ha funzionato?

Macché, ho aspettato altri due anni, fino a quando Ricci mi ha coinvolto con il Drive in.

[…] Dopo la chiamata torno a casa e dico a mia moglie: ‘Ci siamo, finalmente cambiamo la macchina’. Andavamo in giro con una Citroën DS scassata. Comunque con lui mi sono veramente divertito. 

In trasmissione?

Anche fuori, era micidiale, una macchina da scherzi, si divertiva a mettere le persone in mezzo: quando andavamo in albergo mischiava le chiavi delle stanze, o toglieva la targhetta ‘non disturbare’ e spalmava la colla sulle maniglie. Poi si nascondeva.

In che senso?

Spesso sollecitava gli altri, godeva nello stare dietro le quinte, osservava i punti deboli e colpiva: una sera eravamo a cena con Enrico Beruschi, il quale è terrorizzato dai cani; così Antonio mi chiese di portare il suo paltò nella casetta dei dobermann.

Risultato?

Beruschi tornò a casa senza soprabito.

[…] Insomma, i primi anni da comico non guadagnava un granché.

Meno di un granché. Una sera vado a Rosignano per uno spettacolo, il proprietario della discoteca decide di organizzare lo show di lunedì. Non si presenta quasi nessuno. Chiedo il mio cachet, la risposta è ‘non ti do niente, se non ti sta bene sono cazzi tuoi’ e tira fuori la pistola. […] Mi salvai solo perché il mio manager, e all’ improvviso, si accorse di avere amicizie in comune con quel bandito pistolero. […] Rimediamo 100 mila lire per benzina, un panino e le sigarette. E non è finita: al ritorno passo da Livorno, e per un millimetro evito un frontale mortale. Scendo per litigare e trovo dall’ altra parte il mio amico Max Greggio (comico e tra gli autori di Striscia la Notizia). 

[…] Non ho mai avuto un big tra i manager, uno alla Caschetto o alla Presta: quelli che pensano in grande e utilizzano l’artista come un borsellino; da sempre mi sono affidato a un amico, il quale mi ha pure spinto a lavorare poco, a rinunciare alle comparsate e ad altri progetti: ‘No, tu devi puntare a una cosa tutta tua’.

[…] Sanremo è stata una libidine esagerata […] Comunque lì sono stato invitato, e subito dopo scoppiò un casino perché non volevano né me né Jovanotti, al grido: ‘Questi non hanno mai inciso un disco, non possono gareggiare tra i big’. […] L’organizzatore, Aragozzini, voleva risollevare Sanremo attraverso tali novità. 

Chi vi osteggiava?

Ricordo in primis Rita Pavone, poi altri artisti. Avrei anche rinunciato, mentre a Canale 5 ci tenevano.

Berlusconi.

Simpatico in compagnia. A lui affiderei il pulmino della compagnia, ma non di più, soprattutto l’ Italia.

Si racconta sempre di Berlusconi un tempo molto presente tra gli studi di Mediaset.

Se fosse rimasto un imprenditore dedito solo alle tv, a quest’ ora sarebbe diventato l’Harvey Weinstein italiano, e frotte di donne a dire: ‘Trent’ anni fa mi ha toccato il culo’; con lui che risponderebbe: ‘Lo farei anche oggi, solo che ora è molle’. Comunque lui è un brianzolo da compagnia, uno molto furbo, e sottolineo furbo; l’ intelligenza è una situazione diversa. […]

Lo vedevate spesso?

A volte pensavamo ci volesse fregare il ruolo, non mollava nulla, a momenti si piazzava al posto del presentatore; era di un’ invadenza clamorosa, dettava regole tutte sue: niente calze bianche, niente barba, via le basette, e poi tagliava le battute scomode, a me ha censurato dei passaggi sulle automobili perché erano sponsor.

[…] Mentre per il cinema deve dire grazie a Villaggio.

Un doppio grazie. Mi scelse all’ interno di un concorso per giovani comici promosso a Genova; quel concorso era già sistemato, si sapeva chi avrebbe vinto. Solo che giorni dopo mi convocò per un provino e mi prese per Fracchia la belva umana. Esperienza unica. Lui è una persona d’oro, con la quale iniziai pure a scrivere un soggetto intitolato L’uomo invisibile, ma senza successo.

Le hanno mai proposto una candidatura politica?

Sì, e ho anche accettato, poi ho capito che non era un ambiente per me.

Con chi?

Nel 1987 con i Verdi, e sembrava un partito di giovani, bravi, onesti, volenterosi: sono anche passato alle Politiche come quarto in lista e senza essermi cimentato in alcun comizio.

Onorevole Salvi.

Macché, ed esattamente in quell’ occasione ho capito cos’ è la politica: dopo il voto i Verdi sono immediatamente cambiati, hanno stravolto il regolamento interno e per far passare una donna alla quale tenevano molto, hanno cambiato i capilista e sono saltato. Insomma, il mio seggio è finito a un’ altra persona.

[…] La prima volta che le hanno chiesto un autografo?

Primissimi anni Ottanta, passeggiavo per Roma con mia moglie, eravamo in via Sistina. Mi fermano. Dopo un po’ mi rendo conto che pensavano fossi Pino Daniele […] portavo i capelli ricci e lunghi e allora mi scambiavano o per Pino o per Renato Zero, solo dopo Drive in hanno iniziato a riconoscermi. […]

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