All’estero come a Londra o a New York si può suonare gli spazi pubblici. Perché in Italia non lo si può più rifare?

Giovani al Parco Lambro durante i Festival di Re Nudo negli anni’ 70
Giovani al Parco Lambro durante i Festival di Re Nudo negli anni’ 70

Matteo Cruccu per https://www.corriere.it/ (9 luglio 2018)

Milano è reduce da uno straordinario fine settimana di musica: la quintessenza dell’hip-hop si è radunata in città, tra Jay -Z & Beyoncé a San Siro ed Eminem nella vecchia sede di Expo, confermando che, da queste parti, Milano è ancora il posto dove le cose, in musica (ma non solo), succedono. Ecco, al netto di un’organizzazione felice in entrambi i casi, vista la mole di gente, con deflussi scorrevoli e servizi diffusi, viene da chiedersi però perché la musica, qui, debba utilizzare impianti che normalmente servono ad altro come lo stadio o debba emigrare fino a Rho per poter disporre di spazi necessari a ospitare eventi simili. Perché bisogna sapere che, nel frattempo, i Cure mettevano in piedi uno show memorabile ad Hyde Park, nel cuore di Londra. E non è infrequente che se ne facciano di simili a Central Park, a Manhattan. E anche da noi, a Lucca o Roma, è capitato di recente che la grande musica sbarcasse in mezzo al verde.

A Milano, no. La città che ha ospitato memorabili festival al Parco Lambro o alla Montagnetta (che infatti sono scolpiti nella memoria di ciascuno che abbia superato i quaranta) ha un timor panico dei grandi eventi negli spazi verdi pubblici. Certo, ogni tanto a spot, si concede piazza Duomo, Sempione per Piano City o i Giardini per Wired, ma appunto, semel in annum e per una sera sola o per cose piccole, non certo per l’organizzazione più complessa di un Festival. Che ha bisogno, appunto, di spazi. I promoter dicono che le caparre e le assicurazioni che bisogna pagare per occupare il verde sconsiglierebbero a chiunque sano di mente di mettere in piedi alcunché. Ecco perché, insieme al senso civico degli spettatori che devono comportarsi in modo civile, sono dunque le istituzioni che devono muoversi. Perché oltre a divertimento e al senso di comunità, la grande musica porta anche benefici economici, come avviene per altri eventi, Fuorisalone e dintorni: lavorano i negozi, gli alberghi, i proprietari di case, l’Atm, ecc. ecc. Sì, la grande musica (al parco) potrebbe fare molto, molto bene a Milano.

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